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#Italia
#propaganda
#Hollywood
Propaganda bellica e immagine del nemico: l’italiano nel cinema americano, 1941-1945
Alla vigilia dell’entrata degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale, gli italiani erano il gruppo immigrato residente più numeroso.
#Italia
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#Hollywood
Propaganda bellica e immagine del nemico: l’italiano nel cinema americano, 1941-1945
Alla vigilia dell’entrata degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale, gli italiani erano il gruppo immigrato residente più numeroso.
Dopo quasi vent’anni di ottimi rapporti tra l’Italia di Mussolini e le amministrazioni americane, amicizia di cui aveva certamente beneficato l’intera comunità italoamericana, l’Italia per la prima volta diventava un paese nemico.
Il giorno stesso dell’attacco di Pearl Harbor, fu promulgata la Public Proclamation 2525, seguita l’8 dicembre da altri due provvedimenti gemelli, i proclami 2526 e 2527, attraverso i quali gli immigrati giapponesi, tedeschi e italiani residenti negli Stati Uniti senza la
cittadinanza americana furono dichiarati enemy aliens e posti in una condizione equiparabile, per certi versi, alla libertà vigilata.
Un regolamento in tredici punti prescriveva le restrizioni residenziali e occupazionali e i doveri da rispettare scrupolosamente, pena
Un regolamento in tredici punti prescriveva le restrizioni residenziali e occupazionali e i doveri da rispettare scrupolosamente, pena
l’internamento per tutta la durata della guerra.
Il governo era fermamente convinto che il cinema fosse il medium più adatto per far conoscere alla gente, in termini concreti, i nemici contro cui si era in guerra.
Il Manual for the Motion Picture esortava quindi i filmaker a
Il governo era fermamente convinto che il cinema fosse il medium più adatto per far conoscere alla gente, in termini concreti, i nemici contro cui si era in guerra.
Il Manual for the Motion Picture esortava quindi i filmaker a
mostrare con chiarezza la natura del nemico.
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Il Manuale però avvisava: “Bisognerebbe raffigurare la potenza, la crudeltà e il completo cinismo del nemico, ma è pericoloso dipingere tutti i tedeschi, tutti gli italiani e tutti i giapponesi come barbari bestiali.
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Il Manuale però avvisava: “Bisognerebbe raffigurare la potenza, la crudeltà e il completo cinismo del nemico, ma è pericoloso dipingere tutti i tedeschi, tutti gli italiani e tutti i giapponesi come barbari bestiali.
Il popolo americano sa che questo non è vero.
Si risentiranno degli sforzi volti a fuorviarli”, e ricordava che la politica del governo era “per distinguere tra i sistemi tirannici che hanno attentato alla pace del mondo e le persone che quelle tirannie hanno ammassato contro
Si risentiranno degli sforzi volti a fuorviarli”, e ricordava che la politica del governo era “per distinguere tra i sistemi tirannici che hanno attentato alla pace del mondo e le persone che quelle tirannie hanno ammassato contro
di noi […] C’è una chiara differenza tra l’odio delle persone e l’odio del male”
(U.S. Office of War Information: Bureau of Motion Pictures 1942, Sezione II, 2-9).
Hollywood aveva una consolidata esperienza nella rappresentazione delle minoranze etniche.
(U.S. Office of War Information: Bureau of Motion Pictures 1942, Sezione II, 2-9).
Hollywood aveva una consolidata esperienza nella rappresentazione delle minoranze etniche.
Sin dall’epoca del muto, centinaia di storie con protagonisti gli immigrati erano apparse sullo schermo e, da allora in avanti, i film hanno sempre contribuito a formare la percezione pubblica dei vari gruppi; di contro, il cinema è diventato uno dei maggiori canali di
assimilazione, mostrando agli stranieri come fare per essere considerati dei buoni americani .
I filmaker prendono in prestito dalla cultura popolare gli stereotipi legati alla razza e all’etnia, li rafforzano e li rendono universalmente conosciuti.
I filmaker prendono in prestito dalla cultura popolare gli stereotipi legati alla razza e all’etnia, li rafforzano e li rendono universalmente conosciuti.
I più negativi e impressionanti tra questi stereotipi furono impiegati, durante la guerra, per rappresentare coloro contro cui si stava combattendo. Nonostante gli sforzi dei propagandisti per convincere gli studios a eliminare le scene troppo apertamente denigratorie e razziste
che già durante la Prima guerra mondiale si erano dimostrate inutili e persino controproducenti, il cinema bellico americano è pieno di ritratti crudeli e disumani dei nemici tedeschi e, soprattutto, giapponesi.
I tedeschi appaiono come violenti, sadici e maniaci, però di solito
I tedeschi appaiono come violenti, sadici e maniaci, però di solito
si ammette che anche il più diabolico dei nazisti è, in fondo, un essere umano e che possano esistere “tedeschi buoni”.
Lo stesso non vale per i giapponesi, ripetutamente descritti come “slant-eyed rats”, “yellow-monkeys” e “beasts in the jungle.
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Lo stesso non vale per i giapponesi, ripetutamente descritti come “slant-eyed rats”, “yellow-monkeys” e “beasts in the jungle.
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( gli americani sono furbi.
Molto furbi)
Nel novembre del 1942, uno studio dell’OWI evidenziò differenze molto marcate nel modo in cui Hollywood raffigurava gli eserciti dei due paesi dell’Asse: i tedeschi erano mostrati efficienti e obbedienti e raramente barbari e crudeli come
Molto furbi)
Nel novembre del 1942, uno studio dell’OWI evidenziò differenze molto marcate nel modo in cui Hollywood raffigurava gli eserciti dei due paesi dell’Asse: i tedeschi erano mostrati efficienti e obbedienti e raramente barbari e crudeli come
i giapponesi, gli ufficiali erano gentiluomini che era possibile trattare da eguali, e qualità come fanatismo e arroganza erano generalmente limitate solo alla Gestapo e agli ufficiali delle SS; per contro i giapponesi potevano solo essere uccisi (Koppes, Black 1988, 313).
( i governi americani oggi come ieri )
Il modo in cui il cinema rappresentava i popoli dei paesi nemici, con il particolare risalto dato alla crudeltà soprattutto dei giapponesi, era influenzato e a sua volta influenzava in un continuo scambio reciproco, le convinzioni
Il modo in cui il cinema rappresentava i popoli dei paesi nemici, con il particolare risalto dato alla crudeltà soprattutto dei giapponesi, era influenzato e a sua volta influenzava in un continuo scambio reciproco, le convinzioni
di una consistente parte dell’opinione pubblica americana.
Gli italiani erano assai meno presenti nel cinema e, più in generale, nella cultura popolare americana degli anni di guerra.
Giapponesi e tedeschi erano considerati i reali nemici, gli italiani, nelle rare apparizioni
Gli italiani erano assai meno presenti nel cinema e, più in generale, nella cultura popolare americana degli anni di guerra.
Giapponesi e tedeschi erano considerati i reali nemici, gli italiani, nelle rare apparizioni
sul grande schermo, erano invece raffigurati secondo i tradizionali modelli del buffone di scarsa intelligenza e del soldato incapace e codardo o, in una luce migliore, come gente amabile e gioviale, incapace di aderire in pieno al fascismo e costituire una vera minaccia per
gli Stati Uniti.
Ovviamente, le due immagini potevano non essere nettamente distinte e i personaggi italiani mostravano spesso qualità insieme negative e positive. I filmaker furono in grado di sfruttare il lato bonario e innocente del carattere italiano che era stato sempre
Ovviamente, le due immagini potevano non essere nettamente distinte e i personaggi italiani mostravano spesso qualità insieme negative e positive. I filmaker furono in grado di sfruttare il lato bonario e innocente del carattere italiano che era stato sempre
presente nell’immaginario americano, anche se alternato con i tratti paurosi del criminale sanguinario.
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(Hollywood ha cresciuto generazioni convincendole di ... Tutt' oggi lo fa.
Con la storia, con i nemici )
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Questo e molto altro.
storiaefuturo.eu
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(Hollywood ha cresciuto generazioni convincendole di ... Tutt' oggi lo fa.
Con la storia, con i nemici )
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Questo e molto altro.
storiaefuturo.eu
Nel giugno del 1942, venne fondato l’Office of War Information (OWI), con lo scopo di raccogliere sotto un’unica direzione tutte le diverse agenzie governative di stampa e informazione; al suo interno l’ufficio di Mellet divenne il Bureau of Motion Pictures (BMP), incaricato di
produrre film didattici ed esaminare le sceneggiature sottoposte volontariamente dagli studios.
Gli fu affiancato il Bureau of Censorship che supervisionava l’esportazione all’estero delle pellicole.
Gli fu affiancato il Bureau of Censorship che supervisionava l’esportazione all’estero delle pellicole.
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In definitiva, secondo la tesi di questi documentari, in Italia il problema era solo Mussolini, mentre in Germania e in Giappone, il problema era la stessa identità nazionale.
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Anche se mai prive di umanità, come nel caso dei tedeschi e dei giapponesi, molto spesso le
In definitiva, secondo la tesi di questi documentari, in Italia il problema era solo Mussolini, mentre in Germania e in Giappone, il problema era la stessa identità nazionale.
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Anche se mai prive di umanità, come nel caso dei tedeschi e dei giapponesi, molto spesso le
immagini di italiani erano comunque altrettanto degradanti. Per l’evidente debolezza e codardia, i nemici italiani, in un certo senso, non meritavano nemmeno di essere demonizzati e gli stessi tedeschi appaiono spesso disprezzare i loro alleati.
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Il disprezzo, la reciproca antipatia, l’assoluta incompatibilità tra l’indole tedesca e quella italiana, ma anche lo scarso valore e la mancanza di eroismo dei soldati italiani, sono evidenti in Five Graves to Cairo, uscito nei cinema il 4 maggio del 1943
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Nella versione del film distribuita in Italia dopo la fine della guerra, tutte le scene in cui appare Sebastiano sono state tagliate.
Nel dopoguerra, lo sforzo di sradicare dall’immaginario collettivo le rappresentazioni più denigratorie dell’Italia e degli italiani, si
Nel dopoguerra, lo sforzo di sradicare dall’immaginario collettivo le rappresentazioni più denigratorie dell’Italia e degli italiani, si
intrecciò con la persistenza di modelli da lungo tempo sedimentati.
Ancora nel 1956, ad esempio, una Pocket Guide to Italy distribuita ai soldati, se da una parte salutava con favore l’alleanza della Penisola con gli Stati Uniti, dall’altra dipingeva l’italiano come
Ancora nel 1956, ad esempio, una Pocket Guide to Italy distribuita ai soldati, se da una parte salutava con favore l’alleanza della Penisola con gli Stati Uniti, dall’altra dipingeva l’italiano come
essenzialmente un sognatore la cui vita era guidata solo dalla " sheer joy of living, breathing, sleeping and waking "
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le commissioni parlamentari incaricate, a partire dal 1934, di indagare sulle attività in American condotte da associazioni e individui nel territorio
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le commissioni parlamentari incaricate, a partire dal 1934, di indagare sulle attività in American condotte da associazioni e individui nel territorio
degli Stati Uniti, nonostante le denunce degli #antifascisti, non avevano mostrato nei confronti dei fascisti italiani la stessa attenzione e preoccupazione dimostrata verso la propaganda nazista e comunista e avevano assolto il governo italiano da ogni accusa di interferenza
nella politica americana.
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Il fatto di essere poco presenti nella cronaca spiega il perché, in un sondaggio condotto dal Bureau of Intelligence a inizio del 1942 che chiedeva: “Quali di questi gruppi stranieri negli Stati Uniti ritieni più pericoloso?” solo il 2 % degli
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Il fatto di essere poco presenti nella cronaca spiega il perché, in un sondaggio condotto dal Bureau of Intelligence a inizio del 1942 che chiedeva: “Quali di questi gruppi stranieri negli Stati Uniti ritieni più pericoloso?” solo il 2 % degli
intervistati avesse risposto gli italiani.
Anche come spie e sabotatori, sul grande schermo i tedeschi e i giapponesi sono molto più presenti e appaiono più spietati e pericolosi degli italiani.
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L’immagine di debolezza e inefficienza delle forze armate italiane –
Anche come spie e sabotatori, sul grande schermo i tedeschi e i giapponesi sono molto più presenti e appaiono più spietati e pericolosi degli italiani.
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L’immagine di debolezza e inefficienza delle forze armate italiane –
già diffusa durante la Prima guerra mondiale − trovava una certa conferma nelle sconfitte che l’Italia stava subendo numerose su tutti i fronti, ampiamente pubblicizzate, ad esempio, nella serie Why We Fight.
I corrispondenti da Roma ripetevano che gli italiani erano di
I corrispondenti da Roma ripetevano che gli italiani erano di
indole buona, detestavano i tedeschi e che la guerra contro gli Stati Uniti era del tutto impopolare.
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Anche se non sono state trovate prove evidenti di un intervento diretto della censura governativa sulle sceneggiature di film che riguardavano l’Italia e gli italiani ,
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Anche se non sono state trovate prove evidenti di un intervento diretto della censura governativa sulle sceneggiature di film che riguardavano l’Italia e gli italiani ,
bisogna tuttavia tenere in considerazione il fatto che, negli anni di guerra, molti professionisti del cinema lavorarono sia per Hollywood che per Washington subendo l’influenza ideologica di entrambi.
E' quindi necessario far riferimento alla più generale politica di #Roosevelt
E' quindi necessario far riferimento alla più generale politica di #Roosevelt
nei confronti dell’Italia, considerata l’anello debole dell’Asse; la rappresentazione di italiani deboli e inoffensivi si sarebbe rivelata molto utile per il morale del pubblico, perché ne minimizzava la minaccia e lo convinceva che la vittoria, almeno contro l’Italia, non fosse
lontana.
Questo tipo di propaganda si rivelò efficace, come dimostra un sondaggio eseguito dal NORC all’inizio del 1943, nel quale l’85 percento degli intervistati − con un ottimismo ritenuto ingiustificato dagli stessi analisti − era convinto che l’Italia sarebbe stata
Questo tipo di propaganda si rivelò efficace, come dimostra un sondaggio eseguito dal NORC all’inizio del 1943, nel quale l’85 percento degli intervistati − con un ottimismo ritenuto ingiustificato dagli stessi analisti − era convinto che l’Italia sarebbe stata
sconfitta entro la fine dell’anno e il 50 % addirittura entro sei mesi
(norc.org).
(norc.org).
Estremamente importanti erano, inoltre, le relazioni di Washington con la comunità italoamericana, il cui voto era una risorsa fondamentale per il
partito democratico, specialmente nel Nordest.
Nel giorno del Columbus Day del 1942, a ridosso delle elezioni di metà mandato,
partito democratico, specialmente nel Nordest.
Nel giorno del Columbus Day del 1942, a ridosso delle elezioni di metà mandato,
il presidente Roosevelt annullò la classificazione di enemy alien degli oltre 600.000 immigrati italiani non naturalizzati, annunciando che solo 233 italiani erano stati internati;
il partito democratico tentò così di riconquistare il voto degli italoamericani dopo il calo
il partito democratico tentò così di riconquistare il voto degli italoamericani dopo il calo
dell’autunno del 1940, causato dal discorso della “pugnalata alla schiena”.
( I democratici sono uguali ovunque ...)
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Il “discorso davanti al caminetto” con il quale il Roosevelt annunciava la fine del regime in Italia, rispecchiava l’ormai consolidata politica del governo
( I democratici sono uguali ovunque ...)
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Il “discorso davanti al caminetto” con il quale il Roosevelt annunciava la fine del regime in Italia, rispecchiava l’ormai consolidata politica del governo
americano di tenere ben distinta la Penisola dalle altre nazioni nemiche.
(L'anello debole facile alla manipolazione ?)
Il presidente accusava i tedeschi di aver contribuito alla sconfitta dell’Italia.
(L'anello debole facile alla manipolazione ?)
Il presidente accusava i tedeschi di aver contribuito alla sconfitta dell’Italia.
" Alla fine l’Italia si ricostituirà. Sarà il popolo italiano a farlo, scegliendo il proprio governo nel rispetto dei principi democratici fondamentali di libertà e uguaglianza […] Stiamo già aiutando il popolo italiano in Sicilia.
Con la loro cordiale collaborazione noi
Con la loro cordiale collaborazione noi
stabiliamo e manteniamo la sicurezza e l'ordine − sciogliemo le organizzazioni che li hanno tenuti sotto la tirannia fascista − forniamo loro il necessario per vivere fino al momento in cui potranno provvedere pienamente a se stessi "
Qualche settimana dopo, Roosevelt, comunicando la vittoria e l'armistizio con l'Italia, ribadiva l'estraneità del popolo italiano alla causa del nazifascismo
“Questa è stata una grande vittoria per le Nazioni Unite − ma è stata anche una grande vittoria per il popolo
“Questa è stata una grande vittoria per le Nazioni Unite − ma è stata anche una grande vittoria per il popolo
italiano.
Dopo anni di guerra, sofferenza e degrado, il popolo italiano sta finalmente giungendo al giorno della liberazione dai suoi veri nemici, i nazisti”
L’immagine che il governo americano stava dando dell’Italia sconfitta faceva da sostegno alla politica di
Dopo anni di guerra, sofferenza e degrado, il popolo italiano sta finalmente giungendo al giorno della liberazione dai suoi veri nemici, i nazisti”
L’immagine che il governo americano stava dando dell’Italia sconfitta faceva da sostegno alla politica di
occupazione che intendeva ispirarsi a clemenza e moderazione.
Respingendo la linea punitiva invocata dall’Inghilterra... l’America aveva in mente per l’Italia un piano che mirava “to restore the Italian people to the dignity of human beings”
e a condurre la popolazione verso
Respingendo la linea punitiva invocata dall’Inghilterra... l’America aveva in mente per l’Italia un piano che mirava “to restore the Italian people to the dignity of human beings”
e a condurre la popolazione verso
la democrazia, sotto la benevola e paterna tutela dei vincitori, contando sulle locali strutture di governo e di polizia, epurate degli elementi più coinvolti con il fascismo.
La politica americana: “trattare gli italiani diversamente dai tedeschi, così da ottenere, agendo con
La politica americana: “trattare gli italiani diversamente dai tedeschi, così da ottenere, agendo con
moderazione e tatto, la fiducia e il sostegno futuri del popolo italiano nel nostro sforzo di ripristinare l’ordine mondiale ".
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La rappresentazione sul grande schermo degli italiani – anche se in modi e con fini diversi rispetto agli altri nemici – rientrava perfettamente
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La rappresentazione sul grande schermo degli italiani – anche se in modi e con fini diversi rispetto agli altri nemici – rientrava perfettamente
nei meccanismi della propaganda bellica, di cui uno dei temi portanti è la “destrutturazione e ricostruzione in negativo dell’immagine dell’avversario […] al fine di generare reazioni fortemente negative e oppositive, tali da suscitare, giustificare e legittimare un’opposizione
anche violenta, collettiva e generalizzata”.
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Ben diverso era il modo in cui il cinema di guerra americano dipingeva le decine di migliaia di giovani di origine italiana che stavano combattendo nelle forze armate degli Stati Uniti.
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Le parole di Marc Ferro (1979, 101), pioniere degli studi sul rapporto tra cinema e
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Le parole di Marc Ferro (1979, 101), pioniere degli studi sul rapporto tra cinema e
storia :
“L’ipotesi? Che il film, immagine o no della realtà, documento o finzione, intreccio autentico o pura invenzione, è Storia; il postulato? Quello che non ha avuto luogo (e perché no, anche ciò che ha avuto luogo), le credenze, le intenzioni, l’immaginario dell’uomo, sono
“L’ipotesi? Che il film, immagine o no della realtà, documento o finzione, intreccio autentico o pura invenzione, è Storia; il postulato? Quello che non ha avuto luogo (e perché no, anche ciò che ha avuto luogo), le credenze, le intenzioni, l’immaginario dell’uomo, sono
Storia tanto quanto la Storia”.
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